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E’ un po’ come quando provi un abito ed esclami “E’ lui! E’ il mio! E’ quello che fa per me!“. Questo cru maremmano dai riflessi verde smeraldo è esattamente la stessa cosa.
Potrei definirlo come uno di quei vini nei quali rifugiarsi quando non si sa cosa stappare. Un vino dalle grosse potenzialità e molto versatile nell’abbinamento cibo-vino. Coi suoi 14°, inizialmente fresco e acido, muta in caldo e avvolgente, pieno e rotondo, con un’aroma persistente di frutta a polpa bianca e qualche punta floreale. Questo permette di abbinarlo a piatti saporiti e non senza comprometterne l’equilibrio.

Nei miei abbinamenti, ha esaltato il meglio di sé con le zucchine tonde ripiene di riso, coppa piacentina, verdure e menta. Ha supportato il gusto della coppa in modo meraviglioso. Oppure abbinato a dei bocconcini di mozzarella saporiti e a una frittatina di verdure. Infine abbinato al risotto con gamberi e zucchine. Eccellente!!

Avevo già degustato questo vino nel luglio 2009, in occasione di una precedente “Tasting List“, con l’annata 2008. Anche allora mi aveva colpito, ma l’ho potuto apprezzare molto di più oggi, pregustandolo mentalmente durante questa settimana di abbinamenti con l’annata 2011.

Un’altra cosa che mi ha colpito, e questo può piacere o no, è che sia allora che oggi, non ho riscontrato differenze sostanziali nelle due annate. Penso che dipenda dal fatto che, essendo un vino dalle grosse potenzialità, l’abbiamo stappato troppo “giovane”. Sarei propenso ad acquistarne qualche bottiglia da lasciare un 5-6 anni in cantina e assaporarne il risultato. Si potrebbe provare…

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Una conferma! Nella mia cantina ho ancora un paio di bottiglie del 2006, questo invece é un 2008. Il 2006 é notevole, abbinabile soprattutto a secondi piatti importanti di carne.

Questo 2008 invece, reputo che sia la perfezione fatta bottiglia. All’olfatto pieno, carico, straripante di aromi, intenso, inebriante, corroborante, di una freschezza inaudita. Vorrei stare ore e ore col naso nel bicchiere e farmi ammaliare dalla sua persistenza e intensità. Al palato rotondo quanto basta per farsi apprezzare. Acidità, corposità e tannini perfettamente equilibrati in un tripudio di sapori che accompagnano le pietanze in modo sublime.

Abbinato agli involtini di verze con riso, verdure e salsiccia, così come ai Vermicelli con Pecorino Romano, fagioli, pomodoro e cumino, é stato perfetto. Notevole.
Bevuto così, da solo, senza abbinamenti, ricorda un pomeriggio di ozio, del dolce far niente, con un bel paesaggio, una giornata frizzante, un buon libro e un buon calice.

Davvero da ri-provare e ri-gustare!

Castello D’Albola Chianti Classico DOCG Riserva 2008

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Rivisitazione di una ricetta de “La Cucina Italiana”: Fettine di maiale in padella con indivia belga e coriandolo. Il tutto aromatizzato al Refosco Alturio di Ca’ Bolani.

Nell’insieme devo dire che il Refosco è risultato equilibrato rispetto questo piatto. Una buona acidità che contrasta la dolcezza dell’uva sultanina. L’indivia che si lega molto bene all’alcolicità del vino. Aroma del vino poco persistente ma che avvolge il palato decisamente bene in un abbraccio caloroso.

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Il piatto proposto purtroppo non è risultato equilibrato rispetto al vino. Il vino, all’olfatto elegante e armonico, è partito con una giusta acidità, poi ha preso corpo e consistenza nel palato, quindi una buona sapidità finale. La carne troppo poco grassa, non è risultata adatta all’abbinamento. Molto meglio l’abbinamento di due giorni fa con cotechino e lenticchie. Non bisogna demordere. Troverò un altro abbinamento.

Ed ecco i protagonisti dell’ultima “Tasting List” di Casa Vinicola Zonin. Iniziamo a pensare agli abbinamenti culinari…

Tenuta Ca’ Bolani (Friuli) – Alturio Refosco DOC 2007, 13,5%
Castello D’Albola (Toscana) – Chianti Classico DOCG Riserva 2008, 13%

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Tasting List Zonin, a set on Flickr.

Con immenso ritardo alla fine ce l’abbiamo fatta!
Giovedì e Venerdì scorso ho reso partecipi altri 9 amici appassionati di vini della Tasting List 2011 di Casa Vinicola Zonin. Ognuno di loro è stato dotato di 3 schede di degustazione per inquadrare meglio le proprietà organolettiche e per avere un quadro generale. Insieme abbiamo avuto il piacere di degustare:

  • Chianti Classico DOCG 2007 – Castello D’Albola
  • Octagon Virgina 2006 – Barboursville Vineyards
  • Rocca di Montemassi IGT 2008

Cominciamo dal Chianti Classico DOCG 2007. Qualche anno fa ho avuto l’occasione di visitare la splendida tenuta di Castello d’Albola (Radda in Chianti) e al termine della visita avevo acquistato qualche bottiglia; tra queste un Chianti Classico DOCG 2006. Quindi come descritto nel mio precedente post  ho potuto fare un confronto tra le due annate. La prima impressione di questo nettare rosso rubino è che stimola l’olfatto, elemento che ha colpito tutti i partecipanti alla degustazione, aromatico, fresco, piacevole, armonioso, equilibrato, fine. Al palato è risultato morbido, caldo, sapido e poco tannico, con un aroma che esplode in un tripudio di sapori di frutti rossi e violetta. Forse un po’ troppo giovane rispetto all’annata precedente che avevo trovato più vellutata e rotonda. In definitiva un vino gradevole, abbinabile piacevolmente a qualunque piatto di una certa struttura, dalle carni rosse ai ragù particolari come cinghiale o cervo. Un vino che non deve sicuramente mancare nella propria cantina. In aggiunta a tutto ciò, l’etichetta “Gallo Nero”, consorzio del marchio storico che garantisce la qualità di una vera bottiglia di Chianti.
Octagon Virgina 2006 – Barboursville Vineyards
Qualche tempo fa dalla pagina Flickr di Francesco Zonin  ero rimasto stupefatto dalla bellezza della Tenuta di Barboursville Vineyards in Virginia, dove viene prodotto l’Octagon. Il nome deriva dalla stanza (a forma di ottagono) del governatore James Barbour e disegnata da Thomas Jefferson. Per questo taglio bordolese “made in USA” note intense e persistenti di una qualità distinta si presentano al naso, qualcosa che ricorda il legno, le spezie, frutta rossa, tabacco. Decisamente potente all’olfatto, così dominante che quando lo assaggi rimani quasi deluso. In bocca ai 10 partecipanti è risultato caldo, rotondo, minerale e tannico. In definitiva un vino robusto e maturo che non ha bisogno di essere accompagnato ad alcuna pietanza. Direi un vino da meditazione, da sorseggiare pian piano mentre si legge un libro, si scrive un pezzo o si sta pensando ad altro. La sua lunga e intensa persistenza è risultata molto piacevole.
Rocca di Montemassi IGT 2008
Infine, altro taglio bordolese composto da 40% Merlot, 35% Cabernet Sauvignon, 20% Petit Verdot e 5% Syrah composto a sei mani: Franco Giacosa (enologo dell’azienda), Stefano Ferrante (direttore della tenuta) e Denis Dubourdieu (professore di Enologia all’Università di Bordeaux). Questo vino mi ha sorpreso moltissimo perché col passare delle ore è migliorato sempre di più. Appena aperta la bottiglia, all’olfatto s’è presentato in modo distinto con un aroma fine e poco intenso di frutti rossi, ciliegia, violetta. Al palato amabile, caldo, grasso, poco sapido e poco tannico. La sera successiva all’olfatto risultava ancora fine e ben definito, al palato divinamente superbo, equilibrato, perfetto. Il giorno seguente era migliorato in tutto. Un vino eccezionale, sublime, che va gustato per poterlo tratteggiare nella sua struttura e nella sua complessità. Un vino ottimo da abbinare, ma divino anche se degustato “da solo”. Un’esperienza da ripetere!

In definitiva, una degustazione molto interessante basata sulla collaborazione e che ha permesso di far conoscere anche ad altre persone dei vini interessanti. Alcuni mi han chiesto dove poter acquistare il Rocca di Montemassi…